Cosa c’entra Fuori dall’Ordine
con il tema del femminicidio

di Fabio Massimo Orlando – maggio 2013

L’allarmante fenomeno del femminicidio sta prendendo paurosamente piede e i fatti di cronaca recenti ne sono chiara testimonianza così come le tante voci, anche istituzionali, che si sono levate contro questo fenomeno ne evidenziano la sua esecrabilità e la necessità di arginarlo ed eliminarlo.
La Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica, Laura Boldrini, ha peraltro osservato come il femminicidio possa nascere e proliferare nell’ambito di una cultura e di uno scambio di cultura malata, specie quella – più incontrollabile – che viaggia sul web. Laura Boldrini, in particolare, evidenzia il chiaro pericolo che nasce dall’incitamento, in rete, a considerare la donna come oggetto, come essere dominato dal maschio e come essere potenzialmente oggetto di violenza o – nel migliore dei casi – di predominazione da parte di soggetti di sesso maschile.
Le parole, gli scritti, i pensieri via web hanno una forte carica simbolica e creano “cultura” o sottocultura la quale, a sua volta, genera atteggiamenti, azioni e comportamenti nel mondo reale.
Le ragioni che portano al femminicidio sono forse molteplici, storiche, culturali, sociologiche e il fenomeno sarà stato certamente indagato nei vari campi del sapere.
Per quanto mi riguarda, credo che nasca da uno squilibrio nel potere che i due sessi sono chiamati a gestire nelle loro molteplici interrelazioni, nel variegato quotidiano che, in diversa misura, può interessare il rapporto fra un maschio e una femmina (uso volontariamente “maschio” e “femmina” invece di “uomo” e “donna” perché mi interessa più soffermarmi sulle caratteristiche essenziali e “primordiali” che connotano i due generi e i primi due termini mi sembrano più adatti).
Il femminicidio accade in particolare nel rapporto fra un maschio e una femmina che sono legati o sono stati legati da un rapporto sentimentale o sessuale o entrambi. Non credo che possa accadere nell’ambito di un’amicizia o in altri tipi di relazione (ad esempio, lavorativa) per quanto non si può escludere. E accade quando il maschio non tollera il “no” di una femmina. No a continuare una storia, a iniziarla, a ricominciarla, a portarla avanti senza una prospettiva, un no a mantenere una certa posizione nel rapporto, un no a fare sesso. Il maschio non sopporta il no di una femmina e – accecato dalla negazione – la può uccidere.
Cosa non accetta il maschio di così atroce da negare l’esistenza di chi gli ha detto no? Perché la negazione è talmente atroce da decidere di diventare assassino nei confronti di una femmina?
Il maschio non riconosce alla femmina il potere di dire di no, di dirgli di no, il potere di rifutarlo, di rifiutare un rapporto con lui. La femmina, in questo senso, non “può”, non ha – secondo il maschio – alcun potere di scelta, non può negare, non “lo” può negare perché è solo lui a “potere”. Solo lui ha il “potere” di decidere se continuare il rapporto, e in che modo, se interromperlo; solo lui ha il potere di vendicarsi per gelosia (per fatti esistenti o meno, poco importa). Non accetta che anche la femmina possa avere un “potere”.
Fuori dall’Ordine postula l’esistenza di due generi, il maschile e il femminile, ognuno con la sua dignità e le sue peculiarità e tende a svelare il neutro universale che, quale finzione esistenziale e simbolica, tende a cancellare la differenza fra uomo e donna ponendosi come unico ordine di valori, simboli e potenze per l’uno e per l’altro sesso. Cancella il maschile e cancella – soprattutto – il femminile in quanto il neutro universale mutua tutto dal maschile e lo impone come modello simbolico unico, valido e, appunto, universale.
Il mancato riconoscimento dei due generi impedisce una conoscenza dell’uno da parte dell’altro. Si è diversi nell’aspetto, nei costumi, nelle tradizioni ma l’impulso che governa profondamente i comportamenti dei maschi e delle femmine, se non è educato all’esistenza dei due generi, commette errori. Errori di sguardo, errori di pensiero ed errori di comportamento. La femmina si percepisce come assimilata al neutro universale (ritagliato sul maschile) e perde (o addirittura non conosce) il suo “potere” caratteristico che le è connaturato mentre il maschio si perde nella ingannevole universalità del neutro, percependosi come unico e valido (essendosi riconosciuto nel neutro universale e ivi riconoscendovi tutte le sue caratteristiche maschili).
Questo genera un depotenziamento della femmina e un iperpotenziamento del maschio. La prima mendicherà (pur essendo ricca del suo genere), il secondo mostrerà doppie ricchezze, pur essendo parziale (essendosi appropriato dell’altra dose di “potere” che spetta alla femmina). In ogni ambito del vivere, questo eterno squilibrio che i due sessi si trovano a vivere, dettato costantemente dal copione simbolico del neutro universale, entra in scena. In famiglia (ove si ripropongono vecchi scenari fra marito, moglie, figli e figlie, per quanto è uno scenario in continua evoluzione in cui il “potere” femminile sta ritrovando il suo spazio), nel lavoro (in cui il modello maschile è tuttora preferito a quello femminile perché vincente, affidabile e – ovviamente – senza rischio di gravidanza, sebbene qualche spiraglio di cambiamento si intraveda anche in questo ambito), nelle relazioni sentimentali (in cui, se la misconoscenza dei due sessi può condurre a fisiologiche incomprensioni, nei momenti di crisi può sfociare in atti di violenza, a volte fisica, a volte mortale, il femminicidio, per l’appunto).
Fuori dall’Ordine si propone si svelare il neutro universale e la sua forte carica simbolica che agisce nel reale e restituire a maschi e femmine il loro rispettivo “potere”: alle donne una potenza a loro appartenente per natura (e non da conquistare faticosamente e, a volte, con vergogna, come se si rubasse un pezzo di potere ai maschi), ai maschi il loro “potere” parziale e non assoluto. Per le femmine si tratterà di acquisire consapevolezza sul fatto di avere un potere ma un potere femminile, diverso da quello maschile e certamente parziale. Da ZERO acquisiscono UNO. Per i maschi si tratterà di acquisire consapevolezza sul fatto di avere un potere parziale, maschile e, proprio per questo, non assoluto, diverso da quello femminile e con il quale deve confrontarsi. Da un DUE falsato acquisiscono un UNO autentico.
Entrambi saranno in grado di respirare, da soli e insieme, ma in modo autentico e non falsato.
Fuori dall’Ordine è un pensiero che educa, che attende di essere diffuso, conosciuto, applicato, sperimentato, praticato, insegnato, confrontato, esemplificato. Anche per ciò che concerne il femminicidio, la recita della mera teoria è un inizio ma da solo non basta e, anzi, rischia di non essere compresa e scartata a priori (d’altronde, tutti e tutte possiamo tranquillamente andare avanti così perché, in fondo, ci tocca fino a un certo punto).
Si parte dall’educazione e dal gioco, per esempio. Si parte da quando siamo piccoli/e, quando acquisiamo modelli e idee sul mondo e sulle persone. Difficilmente un maschio, ad esempio, riconoscerà di essere portatore di un eccesso di potere così come potrà accadere che una femmina senta di non avere, tutto sommato, alcun “bisogno” di un potere (che poi è il suo specifico potere femminile) se il mondo gli/le è stato presentato sempre in un certo modo. D’altra parte è anche vero che alcuni uomini potrebbero sentirsi sollevati nel diventare consapevoli della propria parzialità e del fatto che il proprio potere non è in razione doppia ma unica (unica anche nel senso di insostituibile) e che alcune donne potrebbero riconoscere intuitivamente di dover acquisire un potere (il loro potere, quello femminile) di cui erano state private rendendole “uguali” agli uomini. Il mancato riconoscimento della differenza genera impoverimento: la femmina è povera perché non ha un potere, il maschio è in apparenza doppiamente ricco ma è, in realtà, povero anche lui perché non è in grado di riconoscere la sua parzialità e quindi il suo specifico potere maschile. La percezione del maschio di essere onnipotente (o doppiamente potente) è illusoria e genera un inutile fardello.
Quando il potere nel maschio è falsamente doppio (ha una dose di potere non suo e non riconosce il suo), questo potere impazzisce, deborda, invade, non riconosce. Il neutro del maschio ha consentito di invadere il neutro della femmina e di annientarla”.