LE PAROLE SÌ E NO

di Giampiero Cesari

Ho avuto spesso l’impressione che queste due parole possano assumere un significato diverso nel dialogo tra uomo e donna. Odio generalizzare e in questo caso sono solo riflessioni che mi sono venute in mente: ho come l’impressione che la diversità possa avere a che fare con la circolarità o, in antitesi, con un’alternativa secca e lineare.

Con questo non voglio dire che gli uomini siano “lineari” e le donne “circolari”: gli uomini possono mentire e spesso lo fanno. Spesso non si fanno scrupolo di dire di essere innamorati, che si stanno separando dalla moglie… Mentono, sapendo di mentire. Però possono anche non mentire e in tal caso, in genere, sì significa sì e no no.

Mi sembra, dal mio punto di osservazione di uomo, che nelle donne la questione sia un po’ più complicata: anche le donne possono mentire, ma il senso del sì e del no, quando non mentono, non mi pare così chiaro e lineare come nell’uomo.

Mi ha fatto riflettere un esempio sui giochi fatto da Flavia: se le donne giocano a un gioco finalizzato a una prestazione quantificabile (chi fa più punti, più canestri, più gol), non si sottraggono al gioco, ma ci giocano scegliendo le compagne in base alla relazione, non alla capacità di prestazione nel gioco.

A me, da uomo, questo appare del tutto accettabile, ma ho difficoltà a capire il seguito: se perdo, non dovrebbe essere un problema, perché ho giocato, scegliendo delle regole che non portavano a fare più punti, invece non vincere sembra frustrante per le donne in questa condizione.

Da uomo mi viene da pensare che posso essere soddisfatto:

a) se vinciamo (anche se abbiamo giocato male);

b) se perdiamo (ma abbiamo giocato bene);

c) se perdiamo (ma abbiamo giocato con un obiettivo non competitivo).

Se ho capito bene nelle donne succederebbe invece che sono soddisfatte solo se vincono, anche se non hanno elaborato una strategia o per vincere o per cambiare le regole del gioco.

Mi è venuto allora di fare un’analogia: il pensiero maschile si può esprimere con un’alternativa secca: sono soddisfatto o non lo sono, mentre nelle ragazze il sentimento è più articolato: ci può essere frustrazione per la sconfitta, ma forse c’è un qualche livello di gratificazione perché ho soddisfatto il desiderio di fare gruppo con le amiche.

Mi sembra una questione con qualche somiglianza: il sì e il no possono fornire più possibilità di quelle che apparentemente dovrebbero esserci: il no può essere anche precursore di un sì e viceversa, mi sembrano tra loro più indistinti, ma forse più ricchi e complessi.

Anche in questo caso mi aiuta (o mi complica?) il ricordo di esperienze da adolescente.

Mi è capitato sia personalmente, sia indirettamente, di avere a che fare spesso con situazioni in cui il sì celava il contrario e viceversa. Non sto facendo la considerazione dozzinale che quando le donne dicono no (a una relazione o a un approccio) non vogliano davvero dire no o vogliano dire sì (come Monica Vitti nella Ragazza con la pistola), sto dicendo che ho l’impressione che “sì” e “no” siano parole poco adatte per definire sinteticamente il pensiero femminile, perché è un pensiero più complesso. Prima accennavo alla circolarità rispetto alla linearità maschile.

Non mi riesce di esplicitarlo meglio, ma ho l’impressione che la modalità di pensare, di provare emozioni, di esprimersi si differenzi anche nell’uso di queste parolette apparentemente semplici e chiare.

Forse sono l’esempio di quanto il linguaggio è costruito dall’uomo, tanto che due tra le parole più fondamentali e apparentemente semplici non sempre esprimono con chiarezza il pensiero femminile, che ha forse bisogno di una maggiore articolazione e capacità di oscillazione pendolare e circolare.