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L’uguaglianza e la differenza

di Marina Marrazzi

C´è uguaglianza tra uomini e donne? A cosa serve e quali conseguenze produce darla per scontata, oppure considerarla una realtà ancora non sufficientemente rappresentata nei diritti e garantita? Ovviamente c´è un’uguaglianza che è indispensabile prerequisito per ogni successiva argomentazione quando si intende non superiorità di un sesso sull’altro.

Quell’uguaglianza conquistata nelle nostre società dove, almeno a parole, siamo tutti d’accordo che una donna possa guidare un aereo, diventare preside di una facoltà scientifica, essere a capo di un’azienda o scegliere di avere tanti amori e non per questo venire svalorizzata.
Ma ho imparato a riconoscere un tipo di millantata “uguaglianza”, radicata in un anfratto della cultura che incredibilmente accomuna molte e peraltro diverse società umane, che nasconde tutt’altro.
Infatti, sotto l’idea dell’uguaglianza, del fatto che nel nostro comune sentire non c’à nessuna differenza interessante tra un cittadino e una cittadina, un maestro o una maestra, un cassiere o una cassiera – salvo per il fatto banale di essere biologicamente un maschio o una femmina – si cela una disparità nascosta, subdola direi fintantoché resta invisibile.
Nel linguaggio comune, salvo contesti speciali e dichiarati, il soggetto di una frase qualsiasi è sempre implicitamente maschile.
La prova: se trovate scritto « le donne sono…» capite immediatamente che si vuole parlare del genere femminile. Ma se invece si dice «gli uomini sono…» è molto probabile che si intenda qualcosa che ha a che fare in generale con “noi”, il genere umano.
Non è un dettaglio grammaticale, è qualcosa che cambia nella sostanza la percezione di sé: è molto diverso trovarsi a essere automaticamente l’oggetto o il soggetto delle proposizioni sul mondo, e per di più in maniera non dichiarata. Per questo, essere maschi o essere femmine in questo mondo fintamente “neutro” comporta necessariamente, per gli uni e per le altre, percezioni e umori nascosti molto diversi. Dunque: c’è un’uguaglianza che avvicina alla felicità quando si intende non superiorità di un sesso sull’altro. Ma c’è anche una differenza, una diversità, che fa bene riconoscere.
È una diversità ovvia, quella tra i maschi e le femmine, che viene prima e attraversa tutte le altre. Ma se resta celata – o peggio negata – ne va della possibilità di realizzare appieno la propria natura, di femmine e di maschi, a vantaggio di entrambi.